Si stava meglio quando si stava peggio?

Da ormai troppi giorni si leggono fiumi di parole su quanto sia “sbagliata” la formula 1 attuale, i recenti cambiamenti apportati da Liberty Media e dalla FIA non sono stati digeriti da molti fan di vecchia data che ritengono contaminata la purezza di uno sport che è ormai prossimo a spegnere 70 candeline.

Da buon tifoso e appassionato mi trovo ora a soppesare l’effettiva veridicità di queste accuse e, in alcuni casi, non ritengo giusto un tale accanimento verso chi fino a 12 mesi fa veniva osannato come salvatore, il prode cavaliere che spodestò dal trono un re avvizzito e troppo conservatore chiamato Ecclestone.

Prima però di analizzare quello che è vorrei  ricordare con voi quello che fù; la Formula 1 sino dalla sua storia più antica è sempre stata sinonimo di continua evoluzione che spesso ha portato alla creazione di ributtanti accozzaglie di elementi che vanno dalle prime improponibili ali, passando per i ventoloni, le ruote in eccesso (anche se qui se ne può discutere) e i più recenti musi a tapiro.

Attraverso queste ere la mano di sapienti e, talvolta, visionari progettisti ci ha regalato gioielli di pura tecnica legata a un eleganza estetica che tutt’ora viene ancora riconosciuta come perfezione ( non servono esempi, ognuno ha la sua preferita) e che hanno trovato una spazio nel cuore di ognuno di noi.

Tutto questo non sarebbe stato possibile se i regolamenti avessero ristagnato dopo la prima stesura, quello che si vede in pista deriva sempre da ciò che viene scritto su carta, e tali regole non si sono mai risparmiate di prestare il fianco alle critiche; la prima era del turbo portata avanti in parallelo al motore aspirato, il sistema degli scarti sui risultati, le qualifiche a giro singolo, rifornimenti, cambi gomme… insomma, le polemiche sono sempre state parte integrante di questo come di molti altri sport.

Ad oggi ci ritroviamo con motori troppo silenziosi, il DRS che spesso uccide lo spettacolo (ma di contro altrettante volte lo favorisce), limiti oggettivamente assurdi su consumi e utilizzo di ricambi che portano a un risparmio del mezzo che non dovrebbe esistere laddove dovremmo trovare la massima espressione di velocità portata al limite meccanico della vettura.

Regole figlie della dirigenza uscente, la stessa che ci ha negato per anni il gusto di una qualifica o di una gara sulla pioggia costringendoci ad attese bibliche, a farse sportive perpetrate per decine di giri con 20 auto in coda al caro Bernd Maylander che, a conti fatti, avrebbe accumulato abbastanza punti per arrivare a metà della classifica piloti ogni maledetta stagione, gli stessi che hanno portato il circus in Corea, Russia, Abu Dhabi, Bahrain ecc.. dove sugli spalti quello più appassionato e ferrato sulle regole spiegava agli altri come funziona il fuorigioco nella Formula 1; coloro che hanno stangolato Hockenheim (e Nurburgring), Magny cours, Imola, Valencia (che non era bellissima ma i tifosi c’erano) in nome di un denaro che non è comunque servito a salvare scuderie come la Jordan, la Stewart, la Sauber (viva grazie ad Alfa Romeo) e tutte quelle squadre che avevano certamente qualcosa in più da dire di Virgin, Hrt e Catheram; gli stessi che hanno fatto fuggire Ford, Bmw e Toyota  quando hanno deciso che l’aspirato era troppo costoso e andava sostituito con l’ibrido, che costa 3 volte tanto ma fa molto più radical chic.

Poi sono arrivati loro, gli americani, i salvatori o i carnefici di questo circus (a seconda di come ci si sveglia la mattina) che fino ad ora hanno il grande merito di aver silurato l’anziano in pantofole che pigiava il bottone verde, quel certo Charlie, l’uomo detestato e indesiderato da ogni tifoso amante dello spettacolo, lo stesso che si occupava della sicurezza, quella sicurezza mai esistita in quella tragica mattina piovosa di Suzuka.

Oltre questo, di per se più che sufficiente per amarli, hanno dato un po’ di colore a un paddok grigio, fatto di stucchevole perbenismo che ricordava tanto l’epoca del proibizionismo inglese.

Oltre a questo di cos’altro possiamo fargli carico?

Il tanto discusso Halo non è farina del loro sacco ma del nanetto francese che ha conquistato tutto in 20 anni, persino la leadership di una federazione; che poi, onestamente, non abbiamo nessun diritto di negare a un pilota un sistema che, seppur controverso, potrebbe salvargli la vita.

Ho letto commenti agghiaccianti di persone che ritengono necessario mantenere un certo tasso di rischio perché, a quanto pare, per costoro la morte deve essere parte integrante dello show… beh, preferisco non commentare, non avrei belle cose da dire a riguardo.

Per tutti gli altri che ancora hanno dubbi sul sistema vorrei ricordare questi 2 episodi

dove la tragedia è stata sfiorata per pochi centimetri e laddove Halo avrebbe fatto la differenza nel caso in cui questo piccolo spazio tra la vettura e il casco non fosse esistito.

Certo, brutto è brutto, con le pubblicità sopra potrebbe anche peggiorare, ma potrebbe salvare una vita quindi dovremmo tutti farci violenza ed accettarlo.

La mancanza di notizie succose dalla parte meccanica ha, durante questo troppo lungo inverno, apostato fin troppa attenzione su elementi come la cronica futura mancanza di tonici fondoschiena dalla griglia di partenza quali le Ombrelline e il marginale cambio di orario delle gare.

Se questo sport dovesse effettivamente perire a causa di tali motivazioni vorrà dire che non era poi così interessante.

Sinceramente, dopo una stagione che ha visto 2 prodi cavalieri darsele di santa ragione ogni domenica e riducendo drasticamente il consumo d’ossigeno e i battiti cardiaci di molti spettatori, dubito che coloro che dichiarano la dipartita del circus non si troveranno davanti alla tv (o allo streaming) all’accendersi delle prime luci verdi della stagione.

Io ci sarò sicuramente e sono certo che ritroverò anche tutti voi che ora state leggendo queste parole, perché se siete qui vuol dire che siete prima di tutto tifosi ed appassionati come me e questa passione non può essere spenta da tutti gli Halo del mondo.

Author: Francecso Biestro

Viaggiatore solitario intorno al mondo